Il personaggio

Meglio nudo o vestito?

Ha un corpo scolpito. Balla divinamente e ha le sue convinzioni. Roberto Bolle, comunque è Roberto Bolle.
Roberto Bolle

Roberto Bolle

Non ha un muscolo fuori posto, un pelo in più, mezzo grammo di adipe addosso. Roberto Bolle, 39 anni, nel nuovo spot di Eni incarna la perfezione della bellezza. Tanto perfetto da sembrare scolpito nel marmo come un dio greco. Non a caso è stato scelto come espressione dell’energia in movimento, rappresentata attraverso alcune sue performance catturate dalle immagini di Fabrizio Ferri.
Non che con gli abiti di ordinanza addosso sfiguri, ci mancherebbe, ma che dire… non c’è paragone. O no?
IL RICONOSCIMENTO DELL’UNESCO
Per lui questo è un periodo di grandi soddisfazioni. L’8 aprile, l’étoile della Scala che è anche principal dancer dell’American Ballet Theatre, ha infatti ricevuto a Parigi la medaglia dell’Unesco per la sua opera artistica.
Si tratta di un riconoscimento «del suo contributo alla promozione delle idee dell’Unesco attraverso la danza come espressione culturale vivente e come vettore di dialogo».
TRA NEW YORK E IL CREMLINO
Del resto la sua carriera che proprio quest’anno compie 20 anni, parla da sola. Ricchi di impegni i prossii mesi che lo porteranno nei principali teatri di New York, Londra e persino al palazzo del Cremlino di Mosca il 27 settembre.
NON SOLO BALLO
«Dico quello che penso, non ballo e basta» ha detto l’artista di origini piemontese a Vanity Fair che gli ha dedicato la cover del numero in edicola il 9 aprile. «Sulla gestione del sistema culturale e artistico ho qualcosa da dire, per esempio. Per decenni siamo stati governati da gente miope. La nostra fortuna sono l’arte e la cultura. Io capisco che non tutti possano comprendere che investire su queste due risorse sia qualcosa che eleva lo spirito delle persone, ma quello che non capisco è perché nessuno si sia mai reso conto che arte e cultura portano soldi», ha  affermato con convinzione aggiungendo:  «Invece si sente solo parlare di tagli. Qui alla Scala si portano in scena solo balletti che sicuramente faranno il pienone. Però così si limita la creatività».
IMPARIAMO DALL’AMERICA
Diversa la situazione in America: «Lì è tutto in mano alle sponsorizzazioni dei privati. Che investono in cultura perché non ci pagano le tasse e perché hanno riconoscimenti che per loro sono un ritorno d’immagine. Io penso che l’integrazione sia la formula migliore: lo Stato ci deve essere e ci devono essere i privati, che devono però essere invogliati a fare investimenti» ha detto, ma  spera che con Renzi, forse qualcosa cambierà: «Renzi ha fatto tante promesse, molte più di quelle che la gente si aspettava. Forse lo ha fatto perché è in grado di mantenerle davvero, speriamo. Intanto mi piace il fatto che, prima con Letta ora con lui, forse stiamo finalmente svecchiando la nostra classe politica».
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Publicato in: Look Argomenti: , , , Data: 09-04-2014 06:31 PM


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