Televisione

Comandamenti di successo per Benigni

Il premio Oscar ha fatto il pieno di ascolti con il debutto del suo show su RaiUno.
Roberto Benigni durante lo show I dieci Comandamenti.

Roberto Benigni durante lo show I dieci Comandamenti.

Come ogni volta che si assiste al suo ritorno in tivù è stato un successo. Un grande successo. Perchè la prima puntata dello show di Roberto Benigni dedicato ai Dieci comandamenti, andato in onda nella serata del 15 dicembre, ha conquistato 9 milioni e 104 mila,  pari al 33.23% di share.
L’AFFONDO A MAFIA CAPITALE
«Il tema doveva essere la Bibbia, invece mi tocca parlare di Rebibbia», ha detto Benigni in apertura dello spettacolo che prevede una seconda puntata in onda il 16 dicembre. «Sono felice di essere a Roma, di vedervi tutti a piede libero: con l’aria che tira, siete gli unici in tutta la città, abbiamo fatto fatica a trovare tutte le persone incensurate», ha ironizzato il premio Oscar, rivolto al pubblico che del Palastudio di Cinecittà. «Abbiamo avuto il permesso della Rai, della questura, della Banda della Magliana… possiamo cominciare», ha continuato. Certo le cronache sulla corruzione imperante, sulla criminalità al banchetto degli appalti, sulle relazioni pericolose tra politica e malaffare, gli hanno facilitato il compito: «Politici, consiglieri, imprenditori hanno fatto in modo di violare tutti e dieci i Comandamenti, forse perché sapevano che stavo arrivando, mi vogliono bene». Politici, che hanno a scegliere collaboratori: «Sembravano insospettabili, persone perbene». Eppure, ha sottolineato l’attore e regista, «i soprannomi erano il ‘carognone’, il ‘porco’, il ‘cecato’, il ‘ruvido».
ANCHE RENZI NEL MIRINO
Poi, solo per un attimo, nel mirino è finito anche il premier: «È andato in Vaticano a cercare spunti per la riforma elettorale. Alle elezioni chi vince governa a vita senza opposizione: ecco, invece dell’Italicum, vorrebbe il Vaticanum».
DALL’ATTUALITÀ ALLA BIBBIA
E siccome in questo momento «la politica non esiste: meglio buttarsi su Dio», ha detto Benigni. Ecco allora Mosè salvato dalle acque, Dio che sceglie di rivolgersi proprio a lui, «un extracomunitario ricercato», per intimargli di salvare il suo popolo, e Mosè che gli risponde balbettando, «perché i difetti agli occhi di Dio sono grandezza».
DIO SECONDO ROBERTO
Nell’excursus di Benigni c’è «il Dio liberatore, che ci insegna come dalla legge venga la libertà e dalla libertà l’amore», «il Dio geloso, che ci vuole tutto per sé. Mi sembra di sentirlo: Robertino, dimmi la verità, non è che hai visto Buddha ieri sera?». Il Dio implacabile, che ci vieta di «inginocchiarci davanti agli idoli, perché gli idoli addormentano, il divino inquieta», il Dio tenero che ci insegna come anche gli animali siano «il nostro prossimo». C’è la consapevolezza che «in 3500 anni di storia sono state combattute più guerre in nome di Dio che per qualsiasi altra cosa, e questa è la più grande bestemmia», e l’Isis che «usa il nome di Dio per terrorizzare gli uomini, ma questo è un delirio di dio, è un inno alla morte».
L’IMPORTANZA DEL SILENZIO
C’è la certezza «che il riposo fa parte del lavoro e che il rombo della creazione sfocia nel silenzio del sabato». Il senso del tutto è nel silenzio: «Pensate oggi quanto ce ne sarebbe bisogno: siamo tutti sempre connessi con tutto il mondo, ma disconnessi con noi stessi. Nessuno ha più il coraggio di rimanere da solo con se stesso. Ma i Comandamenti ci dicono di fermarci: siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro». E sul finale Benigni ha invitato tutti a fermarsi: «Altrimenti l’anima ce la perdiamo per sempre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Red carpet Argomenti: , , , Data: 16-12-2014 10:33 AM


Lascia un Commento

*