Il caso

Benedict e quel 'colorati' di troppo

di Luca Burini
Il divo di The Imitation Game nei guai per una parola che molti considerano razzista. Pronunciata però a fin di bene.
Oltre ad aver interpretato in 12 anni schiavo la parte di un proprietario di schiavi, Benedict discende da una famiglia di schiavisti dei Caraibi e nel 2014 Stacey Cumberbatch, una degli assessori di New York, ha fatto scalpore sostenendo che uno dei suoi antenati era stato schiavo dell'avo del divo britannico.

Oltre ad aver interpretato in 12 anni schiavo la parte di un proprietario di schiavi, Benedict discende da una famiglia di schiavisti dei Caraibi e nel 2014 Stacey Cumberbatch, una degli assessori di New York, ha fatto scalpore sostenendo che uno dei suoi antenati era stato schiavo dell’avo del divo britannico.

È bastata una sola per parola, per altro desueta, a mettere nei guai Benedict Cumberbatch. L’attore in corsa per l’Oscar per il suo ruolo da protagonista nel film The Imitation Game ha infatti usato il termine ‘coloured’ (colorati), parlando dei suoi colleghi neri a Hollywood in una intervista tv in America. Non l’avesse mai fatto. Perchè secondo molti si tratta di un vocabolo offensivo. E poco importa se Benedict, che tra i suoi avi conta dei proprietari di schiavi, si è subito scusato per l’espressione spregiativa che gli è scappata di bocca. L’attore, che ha studiato a Eton (scuola d’elite frequentata da principi, figli di Lord e dal primo ministro britannico David Cameron), ha detto: «Sono un idiota, un vero scemo. Spero solo che questo incidente metta il luce la necessità di usare le giuste parole in modo non offensivo».

UNA GAFFE A FIN DI BENE
Che poi la gaffe era stata fatta a fin di bene. Cumberbatch l’aveva fatta criticando le scarse opportunità di lavoro delle minoranze etniche nel mondo dello spettacolo in Gran Bretagn a paragone di quelle offerte ai ‘colorati’ a Hollywood.

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , , Data: 27-01-2015 05:50 PM


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