«Racconto la perdita di Lou Reed»

di Alexis Paparo
Tra i nomi dei registi in gara alla 72esima mostra del cinema di Venezia spunta quello di Laurie Anderson, artista, musicista e moglie del celebre rocker morto nel 2013 e celebrato nel suo Heart of a Dog.

Il cinema che conta torna a Venezia dal 2 al 12 settembre e sono 4  i film italiani in concorso. L’attenzione per questa 72esima edizione è già alta, era dal 2009 che ben 4 registi nostrani non presentavano insieme le proprie pellicole, e per la consueta ma comunque notevole parata stellare di interpreti che vanno da Johnny Depp all’attore fresco di Oscar per La teoria del tutto Eddie Redmayne passando per  il prtagonosta del film di apertura Everest Jake Gyllehaal. Tra i nomi più interessanti spunta quello di Laurie Anderson, performer, artista, musicista e moglie del rocker Lou Reed. Dopo aver diretto vari corti si presenta alla Mostra del cinema con il suo Heart of a Dog, commissionato dal network  culturale franco-tedesco Arte.

LA PERDITA AL CENTRO
Nella mente dei direttori del canale il film avrebbe dovuto essere incentrato sul senso della vita «finché non ho loro ripetutamente spiegato che non ne avevo uno», ha spiegato ridendo in una recente intervista al The Inquirer. Quindi è diventato una pellicola che parla della perdita, un sentimento che l’artista conosce bene e ha sperimentato più volte con la morte dell’adorato cane, della madre e per ultimo del marito nel 2013. Un progetto che si colloca perfettamente all’interno della produzione artistica della Anderson, che non è mai stata alla ricerca del senso ultimo delle cose. «Il mio lavoro cerca di creare immagini attraverso parole e raffigurazioni. Voglio provocare una reazione più che spiegare qualcosa. Non amo le cose confuse, ma mi piace che siano multiformi», aveva detto allo Smithsonian Magazine.

FLUIRE FRA MONDI DIVERSI
Nata a Chicago nel 1947, iniziò a suonare il violino fin da piccolissima e dopo essersi laureata in scultura alla Columbia University di New York, inizia a dedicarsi alla performance Art. Siamo negli anni ’70,l’ambiente artistico e d’avanguardia è il medesimo eppure Laurie e Lou non si incontrano mai. Lui, con i Velvet Underground e poi da solo, ha messo la musica al centro di tutto, lei ha spaziato fra le arti in assoluta libertà, scrivendo sei libri, inventando uno stumento musicale, pubblicando 13 album e realizzando performance visionarie che hanno attirato su di lei l’attenzione dei più importanti musei europei e mondiali. «Mi piace molto saltare tra mondi diversi, non rimanere mai bloccata. Cerco di descrivere accadimenti e trasformarli in storie attraverso una interpretazione che li rende parte di me stessa. La memoria, per esempio, dà sempre un colore diverso», aveva detto di sé.  E proprio per scappare dalla trappola del ‘già fatto, già visto’, Anderson non ha mai smesso di mettersi alla prova andandosi a infilare in «posti dove non sapevo cosa fare, dire o come comportarmi». Come un periodo di lavoro da McDonald’s  o in una fattoria Amish.

Lou-Reed-and-Laurie-Anderson-Coney-Island-New-York

UN AMORE TOTALE
Quella di Laurie e Lou è una storia d’amore iniziata in tarda età eppure bruciante fin dall’inizio. I due si conobbero nel 1992 a Monaco, mentre suonavano con John Zorn al Kristallnach festival in ricordo della Notte dei Cristalli del 1938, che segnò l’inizio dell’Olocausto. Da allora non si lasciarono più fino alla morte di lui, 21 anni più tardi. «Lou ed io suonavamo insieme, diventammo migliori amici, e poi compagni, abbiamo viaggiato, ascoltato e criticato il lavoro dell’altro, studiato cose insieme (la caccia alle farfalle, la meditazione, andare in kayak). Facevamo battute ridicole; smesso di fumare 20 volte; combattuto; imparato a trattenere il fiato sott’acqua; andati in Africa; abbiamo cantato arie d’opera in ascensore; fatto amicizia con persone improbabili; ci siamo seguiti in tour quando è stato possibile; abbiamo avuto una dolcissima cagnolina che suonava il piano; condiviso una casa che era diversa dai nostri rispettivi appartamenti; abbiamo protetto e amato l’altro», si legge nella lettera-ricordo che Anderson ha diffuso alla stampa dopo la morte di Reed. Momento che lei ha descritto così:  «Non ho mai visto un’espressione così piena di meraviglia come quella di Lou quando è morto. Le sue mani stavano facendo la forma 21 del Tai Chi, quella dell’acqua che scorre. I suoi occhi erano spalancati. Stavo tenendo tra le braccia la persona che amavo più di ogni altra cosa al mondo e le parlavo mentre moriva. Il suo cuore ha smesso di battere. Non aveva paura. Ero riuscita a camminare con lui fino alla fine del mondo. La vita, così bella, dolorosa e spettacolare, non può dare qualcosa più di questo. E la morte? Penso che lo scopo della morte sia la realizzazione l’amore».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Amori Argomenti: , , , , Data: 29-07-2015 05:13 PM


Lascia un Commento

*