«La vita è un work in progress»

di Paola Medori
Intervista ad Alessio Boni, che il 27 agosto torna in sala con il film In un posto bellissimo. Un ruolo che gli ha dato modo di riflettere sulle dinamiche di coppia. Ecco che cosa ci ha rivelato.

eBLsSJTKOkpM6ohmVLDlgryPuBilHobafDr4p79KKE7rg7HMkzRRW9bdrqM2Q2n-Ki96rg=w1315-h483Esce il 27 agosto nelle sale In un posto bellissimo, secondo film della regista Giorgia Cecere, interpretato da Isabella Ragonese e da uno degli interpreti maschili più talentuosi in circolazione: Alessio Boni. Occhi azzurri, sorriso contagioso e una montagna di riccioli selvaggi. Intervistato da Letteradonna.it, ci racconta il suo personaggio «squadrato», che presta più attenzione alla professione, alle uscite con gli amici, piuttosto che ad ascoltare davvero la sua compagna. Un uomo lontanissimo dal suo essere. Alessio Boni spiega come si possono rompere le abitudini quotidiane che hanno appesantito la coppia nel film: «Portando la propria compagna a vedere un’opera, al lago di Massaciuccoli o a un Festival». Perché «se non fai domande, non presti attenzione alla tua lei mentre ti dice il suo sentire, la routine ti massacra». Oggi sogna di diventare un regista cinematografico e, da single (ma è solo «un momento della mia anima»), desidera una donna, dei figli e la tranquillità di una famiglia tutta sua.

AmcyMtCWzByYJYV-Y1dtbRLunYLdPUzC9hrtlKHuQtwN0RY7Tu50HsBf67HyP5U3JS0THQ=w1315-h483DOMANDA: Nel film In un posto bellissimo, di Giorgia Cecere, interpreti un marito fedifrago. Ci parla del suo personaggio?
RISPOSTA: Il tradimento è uno degli scogli che deve affrontare la moglie Lucia, interpretata da Isabella Ragonese, all’interno di un matrimonio che non funziona più. Si conoscono da vent’anni: fidanzamento, anello, nozze e vestito da sposa. Hanno fatto tutto quello che è nel codice canonico, religioso e perbenista, imposto dalla provincia. Sembra che vada tutto bene, però…
D: Però?
R: Non ci si parla, non ci si ascolta, non ci si sente più. Per un marito come lui, squadrato, che vede nella vita professionale, nei viaggi e nelle uscite con gli amici qualcosa di più importante di tutto il resto, questa dualità passa in secondo piano. Un’avventura extraconiugale può anche capitare, ma non è così importante.
D: Che cosa succede invece nell’animo delle moglie?
R: Questa donna sente di essersi allontanata dalla verità. Da ‘un posto bellissimo’, che è quello dentro di sé, che abiti quando ti senti a tuo agio con te stesso. Non c’è più perché è ormai troppo dentro quel ‘codice convenzionale’ fatto di un quotidiano ripetitivo, sempre uguale, che se non lo spezzi ti ammazza. Credo sia questo il senso del film.
20150713092848D: Come si rompe la routine nella vita reale?
R: Portando la propria compagna a vedere un’opera, al lago di Massaciuccoli o ad un Festival per il concerto del suo idolo. La gente non si ascolta. Se non fai domande, se non presti attenzione alla tua lei mentre ti dice il suo sentire, la routine ti massacra. La verità è specchiarsi, confrontarsi e dire il vero assoluto. Se uno avesse qualcuno a casa che lo ascolta non avrebbe bisogno di pagare un analista.
D: «Un attore ha il dovere di afferrare il pieno significato della vita». C’è riuscito?
R: No, assolutamente! Sono in ricerca costante, piena, totale. Mai arrivare a un target!  È come un quadro che non è mai finito. Se ritornasse in vita Picasso rimetterebbe mano anche al Guernica. È sempre un work in progress, soprattutto quando si parla di sentimenti umani, perché cambiano gli stati d’animo, la storicità e le situazioni. Non c’è mai un arrivo. Il pieno significato della vita è proprio fino all’ultimo respiro.
D: Diversi ruoli, a cinema e a teatro. A quale si sente più legato e perché?
R: Ce ne sono parecchi ma ti faccio comunque tre nomi: Matteo, protagonista de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, fondamentale per tutto quello che poi mi ha portato. Caravaggio, che ha fatto il giro del mondo. Un genio che adoravo fin da piccolo e un personaggio, tra luci e ombre, a cui sono fortemente legato. E poi la sfida più difficile nella mia carriera: Walter Chiari, perché è stato un confronto esorbitante. Quando ho ricevuto i complimenti del figlio Simone per me è stata la più grande consacrazione che potessi immaginare.
'Diobo' Che Bello' EventD: Lo stato del cinema e del teatro in Italia. Che cosa fanno e che cosa non fanno le istituzioni per aiutare la cultura?
R: Il cambiamento lo vedo dentro l’uomo, dentro il regista, l’attore e lo sceneggiatore. Purtroppo le istituzioni possono fare ben poco quando c’è un buco così grande e devono tagliare il 50 per cento dei soldi. Non voglio stigmatizzare le istituzioni che hanno già mille problemi, ma se togli la metà dei finanziamenti, rispetto a quelli che ci davano due-tre anni fa,  per il cinema, l’arte e per il teatro è inevitabile fare meno film, farli più in fretta,  e con meno qualità. Però gli italiani trovano sempre degli escamotage per poter arrivare alla fine e con grande dignità. Ci dobbiamo rimboccare le maniche, come è successo nel dopoguerra italiano. C’erano tante difficoltà ma anche un grande entusiasmo. Risaliremo la china!
D: A partire dall’autunno sarà tra i protagonisti di La Catturandi, una nuova serie per Rai Uno sulla lotta alla mafia. Puoi anticiparci qualcosa?
R: Sarò un imprenditore milanese che va in Sicilia per investire in un parco eolico e, appena si parla di milioni di dollari, indovina chi si avvicina subito? La mafia. E lì si aprono degli scenari che ti lascio solo immaginare.
D: Si aprirà a breve la 72esima edizione del Festival di Venezia. Si è fatto un’idea sul programma di quest’anno?
R: Mi interessano molto L’Attesa, esordio di Piero Messina con Juliette Binoche, forse anche perché l’ho conosciuto personalmente, ma anche tutti gli altri italiani in gara: A Bigger Splash di Luca Guadagnino e Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio. Sono tre autori che mi attraggono molto.
D: Un sex symbol come lei è ancora single. Scelta sua?
R: È uno stato conseguente ad un momento della mia anima. Ma non è importante.
D: Che cosa le piacerebbe fare nella vita professionale e in quella privata che ancora non ha sperimentato?
R: Ho sperimentato la regia teatrale con I Duellanti, portato in scena a Spoleto, e mi interesserebbe sperimentare anche quella cinematografica. Ho già un soggetto e un’idea, vediamo. Non te ne parlo fino a quando non andrà in porto. E poi mi piacerebbe creare una mia famiglia. Stare intorno a un focolare con la mia donna e i miei figli. Una cosa molto tranquilla, niente di particolare. Non voglio andare sulla Luna!

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , , , , , Data: 26-08-2015 05:41 PM


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