L'attrice che fa piangere i genitori

di Beatrice Pagan
Odessa Young è giovanissima, ma a Venezia 72 è protagonista di ben due lungometraggi che l'hanno vista confrontarsi con cast di altissimo livello. Letteradonna.it l'ha intervistata.

ITALY-FILM-FESTIVAL-VENICELa giovanissima attrice Odessa Young, dopo aver debuttato nel mondo della televisione, è pronta a compiere il salto sul grande schermo con ben due film di cui è protagonista, entrambi presentati alla 72esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: Looking for Grace, in concorso, e The Daughter, proiettato nell’ambito delle Giornate degli Autori. In entrambi i casi interpreta il ruolo di una figlia alle prese con le difficoltà dell’adolescenza e una famiglia disfunzionale. Emerge il talento drammatico e versatile della star emergente, messa a dura prova da due ruoli ricchi di sfumature e che sulla carta avrebbero intimorito interpreti dalla carriera ben più lunga. Un’esperienza che, grazie anche alla collaborazione dei cast ricchi di star internazionali, ha permesso a Odessa di diventare in pochi giorni uno dei nomi e dei volti più interessanti presentati in questa edizione del festival. Letteradonna.it l’ha intervistata per scoprire qualcosa di più su di lei e i suoi progetti futuri:

attends the premiere of 'Equals' during the 72nd Venice Film Festival at the Sala Grande on September 5, 2015 in Venice, Italy.DOMANDA: Quale dei due film presentati a Venezia ha girato prima?
RISPOSTA: Ho girato The Daughter praticamente a partire dal primo giorno dopo la fine delle riprese di Looking for Grace: sono salita su un aereo da Perth a Sydney. Li considero quasi come se fossero tutti e due il mio film d’esordio, perché tra uno e l’altro c’è stata un’interruzione così breve.
D: Simon Stone l’ha vista durante un workshop e poi le ha chiesto di realizzare un’audizione per il ruolo di Hedvig. Come ha vissuto quel periodo, prima di essere scelta?
R: Amavo veramente lo script e volevo davvero far parte del cast. Fin da allora, e poi grazie anche al workshop, volevo assolutamente parteciparvi. Penso che la sceneggiatura fosse molto attenta e precisa, e ho notato subito che Simon aveva tutto sotto controllo. Durante il workshop non avrei mai pensato di avere l’opportunità di interpretare Hedvig perché ero convinta fosse troppo giovane rispetto a me, e per questo non avrei mai ottenuto il ruolo. Un mese dopo il workshop, mi è invece arrivato l’avviso che mi volevano per l’audizione. Capii subito che sarebbe stata un’esperienza interessante.
urlD: Come ha vissuto la possibilità di lavorare con un cast di così alto livello?
R: È stato un onore e sono rimasta molto felice, perché ho saputo di essere stata scelta per Looking for Grace e The Daughter praticamente nello stesso momento. Lavorare con due cast del genere è stato entusiasmante, sono rimasta molto colpita dalle persone coinvolte nel progetto.
D: Ha chiesto qualche consiglio professionale ai suoi famosi colleghi?
R: Non ho mai chiesto consigli, sfortunatamente non è il mio stile. Ma è bastato vederli affrontare la quotidianità del loro lavoro. Un’esperienza che mi ha insegnato molto e mi ha ispirata tantissimo. Quando reciti, riesci ad assimilare molti dettagli in modo inconsapevole.
D: Come ha preparato due ruoli così intensi come quelli di Hedvig e Grace?
R: In The Daughter mi sono confrontata molto con Simon per prepararmi al ruolo: aveva delle idee chiare su quello che voleva e su come avrebbe dovuto essere il personaggio, e gli interessava farmi capire come era la sua personalità. Sue Brooks ci ha invece dato moltissima libertà, a differenza di Simon, molto preciso sui legami, sui comportamenti e sui piccoli dettagli che rendevano unici i protagonisti
the-daughter-cinema-australiaD: Com’è stato girare le scene più intense?
R: Mi sono sempre sentita in ottime mani, in un certo senso sapevo esattamente quello che stavo facendo, anche se dall’altro non ne avevo proprio idea. Ma mi è bastata l’idea di essere sicura per farmi sentire in quel modo.
D: È più complicato interpretare un ruolo quando si hanno richieste precise o quando c’è maggiore libertà?
R: Penso che sia più complicato lavorare in un film come Looking for Grace, in cui Sue ci ha lasciato così tanta libertà per farci percepire maggiormente un senso di responsabilità, che finisce tutta sulle tue spalle. Non è una cosa negativa, ma richiede molto impegno e ti fa sentire sotto pressione, soprattutto se non si è mai lavorato in qualcosa di simile. Nel caso di The Daughter era difficile raggiungere quel livello di coinvolgimento emotivo, e ho apprezzato moltissimo che Simon fosse un regista di quel tipo. Entrambe le esperienze sono state però molto impegnative.
ITALY-FILM-FESTIVAL-VENICED: Tra tutte le star con cui ha lavorato in questi due film, qualcuno le ha messo un po’ di soggezione?
R: Geoffrey Rush. È veramente imponente… proprio come il Capitan Barbossa di Pirati dei Caraibi. Hai timore ad avvicinarti! Ma in realtà è stato adorabile.
D: Il suo nome è molto particolare…
R: Mio padre è cresciuto in una cittadina canadese chiamata Odessa e quando sono nata i miei genitori amavano il suono del nome. Io in realtà non sono in parte canadese, ma l’hanno scelto perché mio padre ci era comunque cresciuto, quindi simboleggia un legame affettivo.
D: Qui a Venezia ha sempre sfoggiato dei look originali e particolari. Qual è il suo rapporto con la moda?
R: Amo essere alla moda, anche se sono terribile nello scegliere che cosa indossare. Ma è divertente: mi piace cambiare, sperimentare, modificare il mio look. Non saprei chi sono i miei stilisti preferiti, ma penso che avrò tempo di scoprirlo.
D: A proposito di trasformismi. Le piacerebbe mettersi alla prova con toni più leggeri?
R: Mi piacerebbe lavorare nel mondo della commedia, anche se temo di non possedere i tempi comici. I miei genitori però continuano a chiedermi di girare un film leggero, perché sono stanchi di venire alle proiezioni e… mettersi a piangere.
D: Hanno già visto il film diretto da Simon Stone, così drammaticamente legato alla famiglia?
R: Tutta la mia famiglia è venuta a vedere The Daughter a Sydney e, quindi, oltre alle tremila persone che erano presenti in sala, mi sono dovuta preoccupare anche di chi mi conosceva veramente bene. Penso che per loro sia difficile, ma sono adulti, lo sopporteranno.
D: Ha fratelli o sorelle?
R: Ho due sorelle minori, di 6 e 8 anni. Loro non c’erano. Non credo che si rendano veramente conto di quello che faccio, anche se il primo lavoro che ho fatto l’hanno visto, trattandosi di un programma per bambini. Hanno però pianto tutto il tempo perché sono andata via per un’intera settimana.
attends a photocall for 'Looking For Grace' during the 72nd Venice Film Festival at Palazzo del Casino on September 3, 2015 in Venice, Italy.D: Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ha intenzione di lavorare anche all’estero?
R: Voglio lavorare ovunque mi sarà data questa opportunità. Faccio moltissime audizioni, ho inviato video di presentazione per anni, anche per progetti americani, prima di essere scelta per questi due film. Qualunque cosa accadrà ne sarò felice. L’importante è riconoscere che ci sono progetti buoni e cattivi. Inoltre non voglio lavorare in qualcosa in cui non credo.
D: Quindi sarebbe disposta a ritornare a lavorare per la televisione?
R: Mi piacerebbe lavorare ancora per la tv, penso che sia  un mezzo di comunicazione che si è molto reinventato negli ultimi anni.
D: Segue qualche serie tv in particolare?
R: Sì, è un settore che seguo molto. Tra i progetti che ho apprezzato di più c’è True Detective, ma amo anche le miniserie, i progetti limitati… Penso che le regole precedenti del genere siano state un po’ spezzate ultimamente e proprio True Detective ne è un ottimo esempio.
D: Sapeva che il regista della prima stagione di True Detective, Cary Fukunaga, era presente alla Mostra?
R: Sì, l’ho scoperto leggendo un articolo e ammetto che mi sono molto emozionata.

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , , , , , , , Data: 08-09-2015 11:00 AM


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