«Nelle donne cerco la vulnerabilità»

di Silvia Di Paola
L'attore Giulio Berruti, a breve nella serie tv Squadra Antimafia 8, confessa il suo debole per le partner sensibili e intelligenti e rifugge la vanità: «Nel sesso non mi guardo allo specchio».

"Walking On Sunshine" - UK Premiere - Red Carpet ArrivalsSex symbol capace di non prendersi troppo sul serio, Giulio Berruti, bello e possibile, determinato ma pacato, atletico e sempre in corsa ma capace di fermarsi a pensare a chi scarta di lato, a chi cede, a chi non ce la fa. A cavallo tra cinema e tv, non smette di amare il teatro. A un passo dal compiere 31 anni, è un attore in evoluzione, appena volato in Sicilia, a Catania, sul set di Squadra Antimafia 8, in cui lui sarà la new entry della serie (insieme a lui, Ennio Fantastichini, Silvia D’Amico e Davide Iacopini) sostituendo il vicequestore Calcaterra, ruolo interpretato da Marco Bocci.

DOMANDA: Come si è preparato per questa nuova esperienza?
RISPOSTA: Sono stato avvertito del provino due giorni prima. Per fortuna, da appassionato di arti marziali, mi tengo sempre in allenamento. Però avrei voluto prepararmi all’uso delle armi. Non ne ho mai tenuta una in mano e sapevo che avrei dovuto farlo. Volevo capire che cosa significasse tenere in mano un’arma che spara. E, così, il week-end prima ho preso una pistola in mano e sono andato a provarla. Un’esperienza che non mi è piaciuta affatto.
D: Che cosa ti ha fatto pensare?
R: Che queste armi dovrebbero stare nei poligoni di tiro e basta. Poi, per carità, ci sono anche discipline olimpiche con le armi. Ma io trovo orrido tenere un’arma in mano. Le vieterei ovunque. Tranne che nei poligoni. Io di certo la prenderò in mano solo sul set. L’ho sempre pensato, ma ora, dopo averle provate, ne sono convinto.
D: In questo momento è nei cinema Tutte lo vogliono, in cui interpreta un personaggio bello, innamorato, intelligente ma molto vanesio. Quanto pensa di somigliargli?
R: Non saprei dirlo. Ma, per quanto posso riflettermi in lui, non ho nulla della sua vanità. Così come non amo le armi, allo stesso modo odio la vanità di molti uomini. Io sono riservato, non amo mostrarmi in modo sfacciato, non farei mai l’amore guardandomi allo specchio come fanno molti uomini (e come avveniva anche in questo film, pur se in scene che poi son state tagliate). Detesto i palestrati che non fanno altro che depilarsi, ungersi, guardarsi allo specchio pieni di sé, anche quando fanno l’amore. Ne ho conosciuti e sono tremendi, girano con le loro macchine enormi. Ostentano e basta.
FENDI SHOW - Front Row - Milan Menswear Fashion Week Fall Winter 2015/2016D: Lei preferisce girare in moto o in auto?
R: Io ho corso anche in pista, quindi amo le macchine se vengono usate come tali, non come simboli da ostentare. Amo anche le moto, perché per me andare in moto è sentirsi liberi.
D: Con le donne si sente libero? Si è mai sentito usato come oggetto sessuale. Oppure è stato lei a usare?
R: Non so se sono mai stato usato, spero di no. Magari è successo e non me ne sono accorto. Meglio così. Io non amo usare le donne. Di certo non sono il tipo che si guarda allo specchio mentre fa l’amore invece di guardare la donna. Ma ne esistono tanti di uomini così.
D: Ha mai incontrato donne anorgasmiche come la Vanessa Incontrada del film? O donne che le hanno dato l’impressione di fingere?
R: Donne anorgasmiche non me ne sono capitate. O, almeno, che io sappia. Ma donne esigenti sì e, a volte, anche per un uomo, in nome dei doveri ‘coniugali’ è necessario fingere un po’. Insomma, darsi da fare anche se si è stanchi e non ti andrebbe. Sappiate che succede anche agli uomini.
D: Che cosa cerca nelle donne?
R: La vulnerabilità. Mi affascina l’umanità, anche se carica di tristezza. È chiaro che l’occhio vuole la sua parte, sarei ipocrita a dire di no, ma io in una donna cerco l’affinità elettiva, un modo di leggere la realtà simile al mio.
'Goltzius And The Pelican Company' Portrait Session - The 7th Rome Film FestivalD: Che cosa la eccita?
R: Sembrerà una provocazione ma io trovo eccitante una bella conversazione con una donna. Sentirmi addosso gli occhi di una donna intelligente è fondamentale. Un preludio necessario. Se io non riesco ad avere con una donna un rapporto erotico a livello mentale, non potrò mai averlo a livello fisico.
D: A novembre la vedremo di nuovo in tv?
R: Sì, in Casa dolce Casa, su Canale 5 a novembre. Ma mi hanno detto che il titolo forse cambierà. Comunque, è una commedia leggera in cui io sono un cuoco di Youtube che cerca di fare il grande salto e diventare famoso. Non sappiamo se ci riuscirà. Mi muovo tra un affollato gruppo di ‘carotine’, che sarebbero le mie fan, e con cui mi intrattengo, notte dopo notte, fino a trovare il grande amore.
D: Ma lei ama la cucina?
R: L’ho amata, in qualche modo. Mi piacerebbe partecipare a Masterchef, programma che apprezzo molto, ma da giudice. Tempo fa ho girato un film in Spagna e su quel set mi ero appassionato alla cucina. Ho cominciato a cucinare in casa, ma poi era tremendo risvegliarmi la mattina dopo in mezzo a cibi e piatti da lavare, vivendo io da solo. Insomma, per ora ho smesso.
D: Un uomo col suo fisico come si rapporta alla moda?
R: La moda mi interessa. Non sono un fan dello shopping sfegatato, ma effettivamente amo vestire bene. Amo Armani, ma anche nomi più sartoriali, meno noti. E anche gli abiti vintage dei Settanta e degli Ottanta.
D: E tra tv e cinema, dove si trova più a suo agio?
R: Spero di continuare a lavorare sia al cinema che in tv, oltre che a teatro, perché è sempre una scuola. Ma tv e cinema sono due mondi diversissimi. La tv è velocissima, il cinema richiede accuratezza, precisione, riflessione. È un lavoro più sartoriale e artigianale. Mi piacerebbe poter non solo fare le due cose, ma intervallarle anche. E mi piacerebbe interpretare sempre personaggi diversi. Totalmente  diversi.
D: Un sogno nel cassetto?
R: Perdere 20 chili e raccontare la storia di un malato terminale. Ho perso un amico molto giovane, l’ho visto morire. E mi piacerebbe raccontare la solitudine, la sofferenza, ma anche la grande forza che hanno queste persone, che ci insegnano a sorridere sino alla fine. Paradossalmente, nessuno dei malati terminali soffre di depressione, nessuno come loro guarda la vita in faccia con speranza e voglia di vivere, nessuno come loro è grato della vita che sta perdendo… noi dobbiamo imparare da loro. Ecco mi piacerebbe raccontare proprio questo al cinema e mi piacerebbe farlo con un grande autore. Ma, in realtà, c’è già un abbozzo di progetto. Speriamo che non resti un sogno nel cassetto.

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , , , , Data: 21-09-2015 12:26 PM


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