«La burocrazia italiana è un incubo»

di Silvia Di Paola
Helen Mirren ha avviato nel Salento un'impresa che produce succo di melograno, scontrandosi con il nostro «bizantino» sistema giudiziario. L'abbiamo intervistata in vista del film Woman in Gold.

ITALY- CINEMA-PHOTOCALL-WOMAN IN GOLDHelen Mirren trasforma in oro tutto ciò che tocca. Ogni sua interpretazione conquista un premio, ma a lei la cosa non sembra interessare troppo. Compiuti 70 anni, non smette di stupire. Ancora una volta, si è calata nei panni di una donna realmente esistita: Maria Altmann, costretta, perché ebrea, a lasciare Vienna durante la Seconda Guerra Mondiale e pronta 60 anni dopo a cominciare una battaglia per riavere i beni di famiglia sottratti dai nazisti. Il film è Woman in Gold, sarà nei nostri cinema dal 15 ottobre ma intanto è già un caso: distribuito inizialmente negli States in sole 258 copie, è arrivato a 2011 copie, un gigantesco successo dovuto unicamente al passaparola e che, nell’era dei film usa&getta pompati dal marketing, colpisce. Per l’occasione, Letteradonna.it ha intervistato la grande attrice. locandinaDOMANDA: Eccola di nuovo nei panni di una donna volitiva e combattiva. Stavolta qual è la sua battaglia?
RISPOSTA: Dare voce a una donna che vuole riavere qualcosa che appartiene a lei e alla sua famiglia: uno splendido quadro, il famoso Ritratto di Adele Bloch-Bauer dipinto da Klimt nove anni prima che Maria nascesse e ritratto della sorella di sua madre. Maria, una donna che non ha paura, ha il diritto di riaverlo. Con lei riattraverso un periodo storico che oggi più che mai dobbiamo ricordare.
D: Molte delle donne da lei interpretate sono donne senza paura. Com’è cambiato il ruolo delle donne nel cinema degli ultimi decenni?
R: È cambiato molto. Basti pensare che donne come Nicole Kidman o Cate Blanchett si sono affermate anche dopo la giovinezza, grazie al loro talento, e con loro molte altre. Ma non basta di certo. Io penso che il mondo del cinema sia un riflesso del mondo reale, almeno per quanto riguarda la condizione delle donne. Per questo credo che non bisogna preoccuparsi che cambino i ruoli delle donne a teatro o al cinema. Bisogna invece assolutamente cambiare i ruoli delle donne nella vita perché poi, di conseguenza, cambieranno i ruoli nell’arte. Tutto deve partire dal cambio della condizione delle donne nella vita reale. C’è ancora molta strada da fare.
la-et-turan-woman-in-gold-20150401D: C’è ancora molto sessismo in giro, a Hollywood e non solo?
R: Sì, non mi stancherò mai di dirlo. Nel mondo del cinema è forse anche più pesante che altrove. Non solo perchè le donne devono sempre essere belle e giovani mentre agli uomini è concesso invecchiare, ma anche perché le donne sono pagate meno.
D: Non è cambiato proprio nulla?
R: I cambiamenti di mentalità ci sono, visto appunto che si può diventare star a 38 anni. Ma sono lenti e bisogna avere la pazienza di aspettare. Va detto che noi donne aspettiamo da un sacco di tempo. Quindi non smetto di indignarmi per il sessismo che continua ad esserci in giro. Ci sono voluti molti anni per cambiare, ad esempio, l’atteggiamento nei confronti degli omosessuali. Eppure i gay sono stati fondamentali nel mondo dell’arte e della cultura. Per le donne vale lo stesso discorso. Non si tratta di femminismo, ma di realismo.
D: Chi è che dovrebbe combattere le battaglie contro i pregiudizi e invece non lo fa?
R: Ognuno di noi. Da giovane mi disperavo nel vedere come erano trattati e ghettizzati i gay o i neri. Oggi, per tutte le minoranze, molto è cambiato. Qualche passo avanti si è fatto nel mondo occidentale. Ma io sono una ribelle, cerco di discutere, di far valere il mio punto di vista: serve che i nostri politici si decidano a mettere in atto più concrete politiche di uguaglianza. Loro, sì, dovrebbero combattere di più.
ITALY- CINEMA-PHOTOCALL-WOMAN IN GOLDD: È comunque fiduciosa?
R: Sì. Sono certa che il nostro mondo per le donne migliorerà. Sarebbe un bel segnale vedere Hillary Clinton diventare il prossimo presidente americano.
D: Le piacerebbe interpretarla al cinema?
R: Sì, mi piacerebbe davvero, anche se non credo che avrò questa opportunità. Di certo, trovo il suo percorso di donna davvero interessante.
D: Interpretando questo ultimo ruolo ha pensato anche alla sua famiglia che, per parte di padre, proviene dalla Russia e da lì fu cacciata?
R: Ho pensato alle mie prozie che erano state costrette a lasciare la loro bella dacia in Russia e a sopravvivere in una casetta condivisa con tante persone a Mosca. Quindi mi sono servita anche di un pezzo della mia storia personale per entrare nella mente di Maria e capire come ci si sente a lasciare il proprio Paese.
Badgley Mischka - Backstage- Spring 2016 New York Fashion Week: The ShowsD: Che è poi quello che oggi sono costretti a fare folle di migranti disperati?
R: Sì, è così. Io, che non ho vissuto sulla mia pelle la seconda guerra mondiale, ho sempre chiesto ai miei genitori che cosa significasse vivere a quei tempi. Anche fare questo film ha significato cercare di capire di più di quel periodo in rapporto all’oggi.
D: E che pensa di quel passato in rapporto al nostro presente?
R: Che non riusciamo a capire dove sbagliamo. Per me è ancora impensabile che un essere umano possa fare a un altro essere umano ciò che i nazisti fecero nei lager. Purtroppo non è solo un pensiero, ma proprio la realtà umana. È stato così e così sarà. Lo vediamo con i profughi siriani, lo abbiamo visto con i serbi e i croati, insomma continuiamo a vederlo. E non riusciamo a cambiare.
D: Come si potrebbe evitare tutto questo?
R: Per me è importante che le persone ricordino, che pensino che non è possibile prendersela con qualcuno per motivi di razza o di religione. E lo dico perché temo che questo sia un periodo storico che potrebbe prestarsi a discriminazioni e follie del genere. Quindi ben vengano film come questi che aiutano a ricordare. Ma, ovviamente, i film non bastano.
GettyImages-487812012D: È vero che non ama molto le cerimonie legate ai premi e i rituali di promozione di un film?
R: Sì, ma se io lavoro per un film, so di dover accettare tutto il pacchetto: festival, interviste e premi. E spero che anche questo serva per mandare il pubblico in sala. Ma, anche qui, dovrebbero essere più spesso le ragazze a decidere, piuttosto che i maschietti.
D: L’Oscar ha cambiato la sua vita?
R: Certo, per un attore è un traguardo senza eguali. Vincerlo è un’esperienza straordinaria, quasi magica: di colpo vedi tutti ai tuoi piedi, tutti gentilissimi, tutti interessati. Ma è una bolla, poi ne esci e torni a vivere nel mondo normale. Tutto torna come prima. O quasi.
D: Dopo aver prestato corpo e volto a ben quattro regine, tra cui Elisabetta II, si calerebbe di nuovo in vesti regali?
R: Sì, mi interesserebbe Caterina la Grande. Potrei interpretarla nell’ultima parte della sua vita, quando era piuttosto grassa. Sarebbe terapeutico per me perché, almeno per un po’, non dovrei preoccuparmi del mio peso.
D: Le capita spesso di stare a dieta?
R: Stare a dieta è una delle cose che detesto e a cui il cinema spesso ti costringe. Una cosa che odio. Cercherei di non farlo mai, anche perché, come ho sempre pensato e detto negli anni, il cinema è sì ricerca della verità, ma in un altro modo. Il cinema arriva alla verità attraverso momenti magici, non solo col realismo.
D: Ma quanto è cambiata come attrice dagli inizi della sua lunga carriera?
R: Non poi così tanto. Come attrice, al di là della tecnica e del lavoro sodo di preparazione, ho sempre bisogno di due cose: del timore che devo percepire dentro di me davanti alla sfida di un ruolo e della stupenda sensazione di libertà di trasformarsi in altro da te.
D: Che cosa pensa del tempo che passa?
R: Non mi ci soffermo. Sono troppo curiosa di ciò che vivo nell’oggi. Le alternative sono due: o muori giovane o resti e invecchi. Io lo dico sempre, non ci sono altre vie. E non ho dubbi tra le due. Adoro vivere, trovo fantastico farlo con intensità e sempre con stupore, sono curiosa e non voglio rinunciare alla gioia e all’idealismo.
D: Nonostante l’età?
R: È vero che crescendo si diventa per forza di cose più cinici e il tuo idealismo si incrina, ma è importante incoraggiare i giovani a non abbandonare il loro idealismo. È questo che una volta pensavo della vita e del tempo che passa, e lo penso ancora. Io vivo e basta.
D: E vivere in Italia le piace? È vero che in Puglia possiede un terreno con 400 piante di melograno?
R: Si, è vero. Molti pensavano che scherzassi, e invece è così. Coltivo melograni nel Salento, che adoro. Il succo è buonissimo. L’impresa è ancora all’inizio, ma vogliamo venderlo in Italia e all’estero. E poi amo la gente del Salento, amo l’Italia, il clima e voglio passare qui molto tempo in futuro. La prima volta che ho visto la luna piena che si alzava dal mare sui miei melograni mi son venute le lacrime agli occhi.
D: Ma quando non è tra i suoi melograni, come si trova dentro il sistema Italia?
R: Che dire? Dato che, a proposito del film, parliamo di tribunali e di giustizia da ottenere, bisogna dire che il sistema della giustizia italiana è tremendamente bizantino e complesso. Ma voglio anche pensare ai giudici che si sono dati da fare per combattere la mafia e magari sono morti. Poi, certo, anche la burocrazia è un vero incubo per uno straniero, a cui tocca armarsi di tanta pazienza. Ma, forse, proprio il fare a botte con questo sistema stimola negli italiani il senso dell’umorismo. Forse è anche il vostro modo di sopravvivere a tutto questo.

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , , , , , Data: 02-10-2015 06:59 PM


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