«E ora mi do al cinema»

di Enrico Matzeu
Intervista ad Andrea Fachinetti, il figlio di Ornella Muti che con la sorella Naike Rivelli ha partecipato a Pechino Express: il flirt con Laura Forgia, i suoi programmi futuri, il rapporto con la famiglia.

Cover 2La puntata del 12 ottobre di Pechino Express si è aperta con un colpo di scena a cui il pubblico avrebbe preferito non assistere: il ritiro della coppia Fratello e Sorella, composta da Andrea Fachinetti e Naike Rivelli, figli di Ornella Muti. I due erano forse tra le coppie più amate dell’ultima edizione dell’adventure game di Rai Due, ma un problema di salute di Naike ha costretto a lasciare il gioco anche Andrea, che non se l’è sentita di continuare da solo la gara in Sud America.

CHI È ANDREA
Figlio di Ornella Muti e Federico Fachinetti, Andrea ha cominciato a muovere i primi passi nel cinema interpretando il figlio di Margherita Buy e Michele Placido nel film di Giovanni Veronesi Genitori & Figli: agitare bene prima dell’uso. A Pechino Express ha dimostrato una grande tenacia, spiccato spirito di adattamento e, soprattutto, grandi capacità di seduttore, visto il suo intenso rapporto (che lui ha definito «avvicinamento») con Laura Forgia, la bionda della coppia delle Professoresse. Ora che è uscito dal gioco, Letteradonna.it l’ha incontrato per comprendere meglio alcune dinamiche della sua avventura a Pechino Express. E, soprattutto, per sapere quali saranno i suoi progetti per il futuro, sentimentale e professionale.
CoverDOMANDA: Come mai ha scelto di ritirarsi anche lei assieme a sua sorella?
RISPOSTA: Non abbiamo scelto di ritirarci, abbiamo avuto un problema fisico che ci impediva di continuare. Io questo viaggio non lo avrei fatto se non ci fosse stata Naike, l’ho iniziato grazie a lei, l’ho fatto con lei ed era giusto che lo concludessimo assieme.
D: Che compagna di viaggio è stata Naike?
R: Una compagna di viaggio fantastica, priva del senso dell’orientamento, ma sempre piena di forza, allegria, compassione e curiosità. Osserva tutto quello che accade nelle diverse circostanze e non smette mai di meravigliarsi. Naike è una vera viaggiatrice.
D: Com’è il vostro rapporto nella quotidianità, lontano dalle telecamere?
R: Abbiamo un rapporto molto stretto, ma tutta la famiglia è così. Viviamo insieme, quindi, come è normale che sia, a volte ci sono delle frizioni, ma sono stupidaggini e alla fine ci danno una scusa per abbracciarci e fare pace.

D: Qual è la sensazione più forte che le ha lasciato Pechino Express?
R: Pechino ha cambiato la mia visione della vita. Fare un viaggio così, in cui dipendi dalla generosità e dalla disponibilità delle persone, non può che cambiare il tuo modo di rapportarti al mondo.
D: Ha partecipato più per il viaggio o per il gioco?
R: Sicuramente per il viaggio, ma non posso negare che nel frattempo mi sono appassionato alla gara… volevo vincere!
D: Pensa che grazie a Pechino Express avrà maggiori occasioni lavorative?
R: Sì, penso di sì. Il nostro è un lavoro basato sul talento e sul gradimento del pubblico. Pechino è un programma molto seguito e apprezzato. Mi ha dato una presenza mediatica che non ho mai avuto in passato. In un mondo come il nostro, dove internet e i social media sono diventati fondamentali, le ripercussioni di questa notorietà potranno aiutarmi.

D: Che feedback sta avendo dal pubblico?
R: Sono rimasto a bocca aperta, non mi aspettavo così tanto supporto. Per ora ho ricevuto un feedback solo positivo. Anzi, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare di cuore tutti quelli che hanno vissuto questo viaggio con noi.
D: Che cosa si rimprovera riguardandosi in tivù?
R: Non mi rimprovero nulla. Riguardandomi, ho imparato quali sono i miei punti deboli e quelli di forza, ma quello sono io. Sicuramente sbaglio e di conseguenza cerco di imparare dai miei errori, ma non mi rimprovero nulla!
D: Com’è il rapporto con sua mamma Ornella Muti?
R: Fantastico, siamo un nucleo famigliare molto unito. Ci vogliamo veramente molto bene. Mamma è una persona sensibile e intelligente. Ci ha sempre consigliati e guidati lasciandoci però la libertà di compiere le nostre scelte.

D: Professionalmente essere un figlio d’arte è stato un aiuto o uno svantaggio?
R: Il fatto di essere un uomo rende il paragone con mia mamma meno forte. Sicuramente il fatto di vivere il mondo dello spettacolo e di essere ‘figlio di’ apre molte porte, ma mamma odia le raccomandazioni e quindi non ne fa. Quando ti capita un’occasione devi convincere gli altri che sei lì per merito e non per qualche sorta di favoritismo. Essere figlio d’arte è un’arma a doppio taglio, professionalmente parlando.
D: In video si vedono ancora le immagini del suo flirt con Laura Forgia delle Professoresse. Che cosa c’è stato veramente?
R: Pechino è una realtà distaccata dalla tua vita normale, con Laura c’è stato un avvicinamento. Io ho una ragazza storica, Martina, di cui sono molto innamorato. Sto cercando di rimettere in carreggiata il rapporto con lei.
D: Com’è continuata la cosa a distanza di mesi?
R: Non è continuata, siamo tornati a Roma e tutti e due avevamo la nostra vita a cui pensare.

D: Quali sono i suoi programmi lavorativi da qui ai prossimi cinque mesi?
R: Al momento sono coinvolto nella preparazione di uno spettacolo teatrale. Ma non mollo di un centimetro neanche il discorso cinematografico e produttivo. Però adesso non ne sono più sicurissimo, Pechino Express mi ha un po’ scombussolato.
D: Da romano, come sta vivendo la situazione difficile che attraversa Roma?
R: Penso sia più opportuno parlare di un’Italia che sta attraversando un momento difficile. Sono quasi dieci anni che la classe dirigente di questo Paese fa tutto quello che può per perdere la fiducia degli italiani. Forse succedeva la stessa cosa anche prima, ma almeno c’era una parvenza di serietà. Ora mi sembra tutto un grandissimo circo mediatico: battaglie su Twitter, ospitate televisive, comizi in piazza e alla fine di cambiamento ne vedo ben poco. Gli agenti di questo cambiamento dovremmo essere noi italiani, come popolazione, e non un gruppo di rappresentanti eletti, che però purtroppo sono parte di un sistema ormai malato.

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