«Viviamo avvolti dal pessimismo»

di Silvia Di Paola
Intervista a Paola Cortellesi, nei cinema con Gli ultimi saranno gli ultimi, dove interpreta una donna incinta spinta al limite dalle circostanze avverse. Ecco che cosa ci ha raccontato l'attrice.

cortellesiUna Paola Cortellesi disperata, disfatta, con gli occhi pieni di lacrime, il pancione e la pistola in mano non l’avete mai vista. Vi aspetta al cinema a partire dal 12 novembre 2015 ne Gli ultimi saranno gli ultimi di Massimiliano Bruno, a raccontarci una donna come tante al tempo della crisi, nei panni di una proletaria incinta che si ritrova di colpo senza lavoro e senza aiuto, perché anche l’uomo al suo fianco (interpretato da Alessandro Gassmann) non è all’altezza di nulla, è un eterno Peter Pan senza lavoro e sempre pronto a buttarsi in falsi progetti.

cortellesi_01DOMANDA: Che cosa significa per lei portare al cinema questa storia, dopo averla rodata a teatro? È stata una scelta necessaria?
RISPOSTA: Assolutamente, per me così come per Massimiliano Bruno. La storia ci era venuta in mente nel 2005 ma, purtroppo, oggi è più attuale di ieri.
D: Perché?
R: Già allora la situazione lavorativa per i giovani non era rosea, e per le donne era ancora peggio. Oggi più che mai, però, vedo ragazzi laureati senza più un briciolo di speranza, costretti spesso ad andar via dall’Italia. Così mi trovo a riflettere su quando io ero più giovane.
D: Che cos’è cambiato rispetto ad allora?
R: Avevamo molta meno preparazione dei giovani di oggi ma pensavano di avere un futuro davanti. Oggi il pessimismo è totale, avvolgente. E il mondo è pieno di gente che, come la mia protagonista, non ha più ambizioni, niente. Solo il desiderio di tenersi quello che chiama «lo stipendio basso mio». E non riesce ad avere neanche quello.
D: E, in tanto buio, la situazione in Italia è peggiore per le donne?
R: Decisamente. Nel nostro paese è una vergogna che le donne continuino ad essere sul lavoro le più svantaggiate e discriminate. È una vergogna che si perda il lavoro, o si venga declassate, perché si aspetta un figlio. Le leggi ci sarebbero, ma vengono eluse in tanti modi. Tutti lo sanno ma nessuno ne parla. O ne parlano in pochissimi, come ha fatto il Papa qualche giorno fa.
cortellesi_bruno_gassmannD: Di chi è la responsabilità?
R: A livello istituzionale non si fa nulla. Né a sinistra né a destra. È un fatto che le donne continuano ad essere in generale svantaggiate sul posti di lavoro e, se incinte, più che mai. Ma si continua a far finta di niente. Ma che Paese è uno come il nostro, in cui una donna perde il lavoro perché aspetta un figlio?
D: Ma non si tratta di una discriminazione che in realtà travalica le frontiere?
R: È vero. Se persino le star di Hollywood sono discriminate in quanto donne e hanno compensi minori degli uomini, vuol dire che non ci sono confini. Che nei confronti delle donne gli uomini hanno ancora molto da imparare. Ed è un’indecenza. Nel mio piccolo, nel mio ambito, vorrei che si scrivessero più ruoli per le donne e che il trattamento fosse lo stesso degli uomini.
D: Lei ama il cinema di donne scritto dalle donne?
R: Io amo parlare di donne al cinema, proprio perché hanno sempre meno spazio rispetto agli uomini. E amo, sì, le donne che scrivono di donne al cinema. Per me è davvero importante aver scritto questo film, insieme agli altri sceneggiatori e al regista, perché mi sembra importante raccontare di gente che compie gesti estremi per disperazione, di come si diventa aguzzini anche se, di fondo, si è buoni e miti.
gassmann_cortellesi_02D: Avete scelto un punto di vista inusuale per raccontare una storia del genere.
R: Sì. Infatti è stato altrettanto importante raccontare questi temi attraverso i sentimenti e le reazioni di una donna incinta. Da mamma so che in quella fase si è fragili, vulnerabili come non mai.
D: Quand’è che si perde il controllo?
R: Succede quando la filosofia di vita del farsi pecora per vivere sereni, senza pretendere nulla, crolla. E, allora, chi ha ingoiato e sopportato di tutto esplode. Credo che succeda a molte donne, ma anche a molti uomini.
D: Secondo lei, che cosa ci spinge oltre il limite?
R: È proprio la domanda che mi sono posta scrivendo il film. Quando una persona può diventare incontrollabile e pericolosa, magari arrivando a impugnare una pistola? Difficile dirlo. Di certo la donna che racconto è emblematica per molte di noi: si trova a perdere tutti gli affetti in un momento di disperazione perché è incinta, ha perso il lavoro e non ha una lira. Credo che il limite stia proprio qui: se perdi non solo i mezzi materiali, ma anche gli affetti, non puoi più farcela. Tutto può succedere. Il limite sta nella perdita dell’amore, perso quello si crolla.
D: Invece Paola Cortellesi come reagisce nei momenti di esasperazione?
R: Io ho imparato a non rinviare, a non tenere troppo dentro la rabbia prima di farla esplodere. La donna che interpreto è una di quelle che non dicono perché non ne hanno il coraggio. Tengono tutto dentro ma poi ci ripensano. Anche io tendo a essere così. Ma ormai so che non fa bene.
D: Che cosa consiglierebbe?
R: Io suggerisco di dosare le reazioni, farle uscire pian piano. Se si tengono dentro, poi si esplode. E ci si fa molto male.
Alternative View At The 70th Venice International Film FestivalD: Lei si è formata nella commedia, ma qui la vedremo in un ruolo fortemente drammatico. La commedia è ben valutata o no?
R: A me interessa raccontare donne vere e questo si può fare con tanti toni, per questo sono pronta anche al dramma. Ma credo anche che, oggi, soprattutto in certi contesti, la commedia non sia sempre ben valutata. Molti confondono la leggerezza con la superficialità. Che è un errore enorme. Noi abbiamo avuto autori grandissimi di commedia, Monicelli, Scola, Risi, che hanno saputo raccontare cose serie e drammatiche con i toni del sorriso e del riso. Io trovo l’umorismo un veicolo straordinario per affrontare temi importanti, anche drammatici. Quindi penso che la commedia debba essere meglio valutata.
D: Ha mai pensato, dopo tanti anni di lavoro da interprete, di passare alla regia?
R: Me lo chiedono tutti di continuo, ma per ora non ci penso. Oggi non saprei che dire, né da dove cominciare. Un domani mi potrebbe piacere, ma per ora sto ancora imparando. Ho tempo di farlo. Intanto mi esercito da sceneggiatrice, cosa che mi soddisfa molto.
D: Con chi le piacerebbe lavorare?
R: Pensando all’ultimo Cannes, direi che amo Moretti, Garrone e Sorrentino. Vorrei lavorare con loro. Ma amo anche lavorare con esordienti.
D: Intanto prepara con Dario Fo una Callas televisiva. Che cosa dovremo aspettarci?
R: Quando mi hanno spiegato di cosa si trattava mi hanno detto che non era il racconto della Callas cantante che conosciamo tutti, ma la storia di una donna con un dono straordinario che poi, come succede a tante star, si perde. Si perde per mancanza d’amore. E allora ho detto ok. Non avrei mai avrei potuto cantare in uno spettacolo della Callas, ma quello di Fo è ‘solo’ uno spettacolo di prosa sulla vita della grandissima soprano. Se io osassi cantare in uno spettacolo sulla Callas, sarebbe davvero un autogol pazzesco.
D: Lei, invece, è ben ancorata all’amore?
R: Sì, sono circondata dall’amore. Dei genitori, di mio marito, di mia figlia, dei miei fratelli. È questa la mia fortuna.

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