«Voglio rinascere donna»

di Paola Medori
Intervista a Francesco Montanari, celebre volto del Libanese in Romanzo Criminale. Ecco che cosa ci ha raccontato sul mestiere di attore, su Mafia Capitale e sull'amore con Andrea Delogu.
Foto di Alessandro Montaa

Francesco Montanari – foto di Alessandro Montanari.

Altro che Libanese cattivo. Francesco Montanari è l’ultimo dei romantici in circolazione. Diviso tra teatro, cinema e fiction, ha esplorato in lungo e in largo le possibilità interpretative e recitative offerte dalle «mille sfaccettature della natura umana». Tutto ebbe inizio quando, alle medie, il suo professore gli fece interpretare Mastro Titta nel Rugantino. Da allora non si è più fermato. Orgoglioso di un mestiere che è un lusso («Mi pagano per conoscere me stesso»), ammette di essere affascinato dal complesso universo femminile: «La donna accoglie e possiede una grande capacità di ascolto di se stessa». E, mentre salta da un palcoscenico a un set, ha trovato anche il tempo di innamorarsi e chiedere alla conduttrice Andrea Delogu di sposarlo. Ecco che cosa ha raccontato a LetteraDonna.it.

Francesco Montanari - foto di Alessandro Montari.

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari – foto di Alessandro Montanari.

DOMANDA: È in scena con Giorgio Colangeli al Teatro Eliseo con Il più bel secolo della mia vita, spettacolo campione di incassi che affronta il tema del diritto alle origini dei figli adottivi.
RISPOSTA: Lo spettacolo parte da un assunto: un decreto legislativo-beffa che impone agli N.N., ovvero i figli adottivi non riconosciuti alla nascita, di conoscere le proprie origini biologiche solo al compimento del centesimo anno. Quindi, praticamente mai. Non tutti sanno che in Italia gli N.N., che tra di loro si chiamano ‘fratelli di culla’, sono circa 400 mila e hanno fondato Faegn., l’associazione di Figli Adottivi E Genitori Naturali che si batte per i loro diritti.
D: Può parlarci del suo personaggio?
R: Il testo affronta questa tematica attraverso due storie differenti. Io interpreto Giovanni, un trentenne attivista e integralista che fa parte della Faegn e spiega al pubblico con fervore la lotta che portiamo avanti. Poi presento Gustavo, interpretato da Giorgio Colangeli, che ha 99 anni e sei mesi, e finalmente potrà ‘sconfiggere’ questa legge. A Gustavo non importa conoscere le proprie origini, il che mi sprona a pensare al presente perché l’importante è vivere adesso la vita. Lo spettacolo è molto divertente perché tra i due si sviluppa un’arguta comicità. L’anziano è hi-tech e posta foto su Instagram, io invece ho un vecchio telefonino e sono un giovane vecchio.
D: Lei era il Libanese della serie tv Romanzo Criminale. Preferisce indossare i panni del cattivo o sogna un ruolo divertente, tipo Ben Stiller in Zoolander?
R: Mi dicono che gli somiglio, sono il sosia italiano. In realtà non ho preferenze di genere, ma di progetto. Mi interessa indagare le mille sfaccettature della natura umana. Faccio un mestiere che è un lusso perché mi pagano per conoscere me stesso.
D: Quando è nata la passione per la recitazione?
R: Alle medie avevo un professore, Fratello Remigio, innamorato dell’arte del racconto. Ci insegnava la storia dell’Odissea mentre interpretava Polifemo con un occhio solo e la bava. Noi bambini impazzivamo. Ogni anno facevamo la recita scolastica e lui aveva un trittico come repertorio: L’Odissea per la prima, Tutti insieme appassionatamente per la seconda e Rugantino per la terza. Mettemmo in scena Rugantino e mi affidò la parte di Mastro Titta, il boia, ma molto umano. Mi sono talmente divertito che ho pensato: «Voglio farlo tutta la vita!». Avevo solo 12 anni e non pensavo potesse diventare un lavoro.
D: Cosa non deve assolutamente mancare per intraprendere questa strada?
R: Tanta, ma tanta disciplina perché, come per tutti i lavori difficili, devi superare molti ostacoli. Ne serve tanta, che si trasforma nell’ascolto di sé stessi e di quello che accade intorno, e poca piaggeria. Anche quando arrivano i primi successi e il consenso collettivo, è naturale che l’ego cresca, ma solo per brevi momenti. Non bisogna mostrare se stessi in maniera narcisistica, quell’aspetto poi si esaurisce e non è più interessante. Si rischia di diventare una maschera di sé stessi.

Francesco Montanari e Giorgio Colangeli - foto di Alessandro Montari.

Francesco Montanari e Giorgio Colangeli – foto di Alessandro Montanari.

D: Che cosa consiglia ai ragazzi che sognano di diventare attori?
R: Mi ricordo sempre il consiglio di un insegnante che mi disse: «Non si recita per far vedere quanto si è bravi ma si recita per vivere il momento».
D: È stato diretto da Giorgio Albertazzi. Che cosa l’ha colpita di più del Maestro?
R: Quando andai alle prove, lui era solo sul palco e stavo recitando la mia parte. Mi avvicinai, c’era silenzio e lui mi disse: «Ascolta il silenzio udibile». In quel momento non compresi, ma poi ho capito che la comunicazione esiste anche nel silenzio e vale molto di più di mille parole.
D: In questo momento è impegnato sul set: che cosa sta girando?
R: Ho appena finito di girare Sole, Cuore, Amore, un film di Daniele Vicari con Isabella Ragonese. Un racconto di speranze che è anche molto divertente e pieno di sentimenti. È una storia molto bella e umana, ambientata a Pomezia, di una coppia con quattro figli. Io vengo licenziato e non sappiamo come sbarcare il lunario. Lei trova lavoro come barista a Roma e si sveglia tutte le mattine alle 4.00. Mentre il 18 gennaio inizio le riprese di Ovunque tu sarai (Unico grande amore), opera prima di Roberto Capucci con Ricky Memphis e Francesco Apolloni.
D: Nella fiction Questo è il mio paese ha interpretato Corrado Greco, un uomo solitario con un lato oscuro. Nella vita com’è invece Francesco?
R: Sono molto solare. Ovviamente ognuno ha i suoi lati oscuri ma, anche grazie alla mia compagna Andrea Delogu, i piccoli momenti bui, rispettivi e anche quotidiani, sono momenti di confronto. C’è tanto dialogo e onestà fra di noi. Quando ci si parla, ci si aiuta a capire.
D: Ha dichiarato in un’intervista che, se dovesse rinascere, vorrebbe essere una donna. Che cosa l’affascina di più dell’universo femminile?
R:  Quello che mi affascina nelle donne è la capacità di riuscire, in poco tempo, a cambiare idea e umore. Senza essere lunatiche. Penso che sia un grande istinto di conservazione e di sopravvivenza, non è un caso che siano le donne a partorire. Le donne danno e prendono, anche da un punto di vista sessuale. L’uomo dà e basta. La donna accoglie e possiede un grande ascolto di se stessa. È più centrata, invece noi maschi dobbiamo fare uno sforzo in più per avere questa dote. In questo senso mi piacerebbe rinascere donna.
D: Ha anche interpretato Massimo Carminati nelle intercettazioni di Mafia capitale. Cosa pensa di questa inchiesta?  
R: Credo che ovunque esista del marcio, sotto qualsiasi forma, ed è giusto scovarlo ed eliminarlo, soprattutto in una società in cui anche per colpa della mafia non esiste una meritocrazia effettiva ma solo millantata. Se c’è sempre corruzione è chiaro che non si ottiene nulla. Questo sistema è assolutamente da condannare e mi sorprendo per come abbia potuto resistere per tutto questo tempo. Mafia Capitale è il primo passo e speriamo di riuscire a scovare tanti altri sotterfugi che purtroppo esistono.
D: A giugno 2016 porterà all’altare Andrea Delogu. Quando ha capito che era la donna giusta e come le ha chiesto la mano?
R: Stiamo bene, siamo felici e ci vogliamo sposare. Le ho chiesto la mano mentre aspettavamo l’ascensore, avevo in tasca l’anello, nel frattempo si è spenta la luce, io ero in ginocchio, si sono spalancate le porte e con una gamba tenevo aperto l’ascensore. Finalmente riesco a farle tutto un discorso improvvisato dove mancava però sempre la fatidica domanda, e lei mi diceva: «Però se non mi fai quella domanda non posso dirti ‘Sì’». E alla fine gliel’ho chiesto: «Vuoi sposarmi?».

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