Innamorata di Jeeg Robot

di Matteo Innocenti
Intervista a Ilenia Pastorelli, la ex gieffina che all'esordio cinematografico si è aggiudicata il David di Donatello come migliore attrice: «L'accento romano? Un punto di forza».

Il problema della criminalità, le ingiustizie sociali, la violenza sulle donne, la periferia disagiata e… un supereroe. Si può trovare tutto questo in Lo chiamavano Jeeg Robot, film d’esordio di Gabriele Mainetti che, arrivato nelle sale italiane il 25 febbraio, è stato salutato come un possibile spartiacque per il cinema italiano, dopo l’accoglienza trionfale alla Festa del Cinema di Roma. La critica ha promosso la pellicola all’unanimità, che con quasi 800 mila euro di incasso e oltre 110 mila spettatori nel primo weekend ha fatto registrare un ottimo risultato al box office. E chi esce dal cinema non può fare a meno di sperare in un sequel (esiste già, è un fumetto scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Giorgio Pontrelli). Merito di Mainetti, che ha sapientemente mixato diversi generi cinematografici in una sola pellicola, ma anche dei tre attori principali: Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli.

DALLA PERIFERIA CON FURORE
LetteraDonna ha parlato proprio con quest’ultima, alla prima prova da attrice ma già nota al pubblico televisivo per aver partecipato alla dodicesima edizione del Grande Fratello. Nel film interpreta Alessia, una ragazza problematica che, rimasta sola al mondo, passa le giornate a guardare episodi dell’anime Jeeg robot d’acciaio, convincendosi poi che Enzo, interpretato da Santamaria, sia il supereroe che la salverà. Trent’anni, romana e fiera delle sue origini, Ilenia vede la sua romanità, che l’ha aiutata a ottenere la parte, come una possibile risorsa e non una limitazione: «Per mostri sacri come Anna Magnani e Alberto Sordi era un punto di forza e vorrei continuare a lavorare con il mio accento. Se il tuo personaggio è di Tor Bella Monaca, deve parlare come una di Tor Bella Monaca», ci spiega, facendosi poi una bella risata. Ma non chiude nessuna porta: la sua carriera è appena iniziata e ha tanta voglia di imparare. Anche a parlare toscano.

DOMANDA: Che personaggio è Alessia, che interpreta in Lo chiamavano Jeeg Robot?
RISPOSTA: È una ragazza di Tor Bella Monaca che ha avuto un’infanzia e una vita travagliata, piena di sofferenze e drammi personali. Prova a evadere da questa realtà attraverso il cartone di Jeeg Robot, che guarda in modo compulsivo, immaginandosi che la verrà a salvare. Quando scopre che Enzo, il suo vicino di casa, ha dei superpoteri, va ‘in fissa’ e pensa che lui sia proprio Jeeg Robot.
D: Ha qualcosa in comune con Alessia?
R: Sì, l’accento romano (ride, ndr)! Scherzi a parte, Alessia è stata violentata dal padre e forse pure da altre persone: ho avuto le mie difficoltà, ma per fortuna non di questo tipo. Quanto ai cartoni, ho smesso di guardarli da bambina, quindi ho dovuto scavare molto dentro me stessa per interpretarla. Abbiamo in comune, comunque, il fatto di venire dalla periferia romana.
D: Il personaggio che ha interpretato le ha insegnato qualcosa?
R: Sì, ad avere più fiducia negli altri. Io sono una persona molto diffidente. Alessia invece è, nonostante tutto, molto positiva, aperta. È lei a convincere il protagonista a usare i superpoteri per fare del bene.
D: Lei è alla prima esperienza da attrice. Come si è aggiudicata questo ruolo?
R: Uno dei due produttori, Nicola Guaglianone, mi aveva notata durante il Grande Fratello e mi ha suggerita al regista, Gabriele Mainetti. Visto che non avevo mai studiato recitazione, tra un provino e l’altro ho frequentato delle case-famiglia per avvicinarmi a persone con gli stessi problemi di Alessia. Non avevo grandi speranze di ottenere il ruolo, e invece…
D: L’ha aiutata anche la parlata romana, un ‘marchio di fabbrica’ che ritiene una risorsa. Sta comunque studiando dizione per allargare i ‘confini’?
R: Sì, ho iniziato a prendere lezioni. A proposito, lei è toscano, giusto? Potrebbe insegnarmi ad aspirare le ‘C’, chissà che non possa essermi utile in futuro (ride, nrd)!

D: Chissà. Intanto come si è trovata a lavorare con dei romani doc? Santamaria è da anni uno degli attori più apprezzati del cinema italiano, mentre Marinelli ne è l’astro nascente.
R: Ovviamente non ho termini di paragone, essendo all’esordio come attrice. Comunque Claudio, con cui ho girato più scene, è una persona umile e disponibile. Non se l’è mai ‘tirata’, diciamo. E anche con Luca ho creato un bel rapporto.
D: Santamaria è ingrassato 20 chili per interpretare Enzo. Lei lo farebbe?
R: Dipende da quanto mi pagano! Seriamente, ti devi innamorare del ruolo, poi puoi fare di tutto. Tanto ingrassare non è mai un problema. Il problema è come dimagrire dopo.
D: Anche per Gabriele Mainetti si è trattato di un esordio, almeno per quanto riguarda i lungometraggi.
R: Credo sia un grande regista. Ha una sensibilità unica: aveva una sua visione molto chiara di quello che voleva e di quello che potevo dare. E mi ha fatto tirare fuori emozioni e capacità che non credevo di avere, ma che lui aveva intravisto.
D: In Lo chiamavano Jeeg Robot Alessia trova il suo supereroe. Qual è il suo supereroe?
R: Eh, io non l’ho ancora trovato.
D: Non intendevo sentimentalmente. Comunque, mi sembra di capire che sia single.
R: Sì, sì, sono single, sul mercato. Lo scriva, mi raccomando, non si sa mai (ride, ndr)! Anche se adesso sono concentrata sulla carriera… Tornando ai supereroi di oggi, ammiro tutte le persone che hanno coraggio. Come Mainetti, che ha fatto un film che non si era mai visto in Italia, superando tutti i pregiudizi.

D: Spera che la recitazione possa diventare un lavoro vero e proprio?
R: Mi è piaciuto recitare anche perché ho avuto la fortuna di poter interpretare un ruolo con uno spessore, un personaggio tridimensionale. Sì, spero di continuare in questo campo. Magari interpretando altri personaggi ‘di periferia’.
D: Ha già qualcosa in cantiere?
R: Diciamo di sì, c’è qualcosa in ballo, anche se per scaramanzia preferisco non dire di più. Nel cinema non si sa mai.
D: Ora è sul grande schermo, ma si era fatta conoscere in tv con il Grande Fratello. Ha partecipato perché affascinata dal mondo dello spettacolo?
R: A dire il vero no. Non ho fatto i provini con l’obiettivo di diventare famosa. Nel 2011 ero già andata a vivere da sola e più che altro ho visto nel Grande Fratello la possibilità di guadagnare qualcosa. Sono rimasta nella casa per cinque mesi, uscendo in semifinale. Ma da allora sono passati quasi quattro anni e ho fatto altro. Anche la deejay, visto che adoro la tech-house.
D: All’epoca si era abituata alle telecamere, dopo più di 150 giorni in diretta. Questo l’ha aiutata davanti alla macchina da presa?
R: Sì, senza dubbio, nella casa del Grande Fratello ci sono più di 30 telecamere che ti riprendono 24 ore su 24, ma dopo un po’ non te ne accorgi. Diventa naturale. E infatti, fin dall’inizio delle riprese di Lo chiamavano Jeeg Robot, non ho provato nessun imbarazzo davanti alla telecamera.
D: Torniamo a capo. Alessia è ossessionata da Jeeg Robot. Il suo cartone animato preferito invece?
R: Sailor Moon, senza dubbio. Ma mi piacevano anche I Cavalieri dello Zodiaco.

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