«Ha combattuto come una leonessa»

di Enrico Matzeu
A poche ore dalla scomparsa di Anna Marchesini, l'affettuoso ricordo dell'amico Diego Dalla Palma: «Mi ha confermato che la personalità e l’intelligenza sono alla radice della bellezza».

Anna MarchesiniAnna Marchesini ci ha lasciati il 30 luglio 2016, in un anonimo sabato d’estate. In perfetto contrasto con la sua personalità, viva, vivace e sorprendentemente ammaliante. Una donna di spettacolo, ma soprattutto una donna che ha combattuto fino all’ultimo, nonostante l’artrite reumatoide. Tutti l’abbiamo amata per i suoi sketch e i mille personaggi che ha interpretato tra teatro e televisione, da sola o assieme a Tullio Solenghi e Massimo Lopez. Ma chi l’ha vissuta lontano dalle telecamere ha conosciuto anche un’altra Marchesini, l’Anna più intima: «Si confidava con pochissime persone, e tra di loro c’ero anch’io fortunatamente», ha spiegato a LetteraDonna il look maker e imprenditore Diego Dalla Palma. «Si prendeva in giro anche quando stava al trucco, davanti allo specchio», ricorda lui con un filo di commozione a poche ore dall’annuncio della morte dell’attrice.

DOMANDA: Come vi siete conosciuti?
RISPOSTA: Ai tempi in cui curavo una rubrica per il mensile Donna, una rivista rivoluzionaria degli Anni ’70. Avevamo 36 donne molto significative da fotografare e intervistare e l’avevamo chiamata. Da lì è nato un bel rapporto. Pensi che ha scritto anche la prefazione a un mio libro.
D: Vi vedevate spesso?
R: Non riuscivamo, ma le sono stato vicino quando c’è stata la separazione dal marito Paki Valente.
D: Che amica era Anna?
R: Splendida. Credo però avesse pochi amici veri, con i quali si aprisse veramente. Ho ricevuto da lei confidenze molto intime, che mi hanno fatto capire di essere parte di questa ristrettissima cerchia.
D: Che ricordo ha invece della Marchesini attrice?
R: La cosa per cui ho goduto maggiormente sono stati i Promessi Sposi, ma devo dire che tutta la sua produzione è stata straordinaria. Lei era una mente speciale. Quando ero a cena con lei, mi accorgevo che il suo ero un modo naturale di fare comicità. Dissacrava prima di tutto se stessa e le sue poche certezze. Non recitava, ti divertiva, ironizzava, si prendeva davvero molto in giro, e poi amava scherzare sulle persone che si prendevano troppo sul serio.
D: C’è un aneddoto che ricorda con particolare simpatia?
R: Sì. Una volta camminavamo in centro e abbiamo visto una signora molto eccentrica e vestita tutta firmata, dalla testa ai piedi, tanto che le dissi che secondo me quella era griffata anche nelle parti intime. E lei mi rispose: «L’unica cosa che non può avere di firmato, sono gli occhi». Anna era una donna molto acuta.
D C’è allora un insegnamento in particolare che le ha dato?
R: Mi ha confermato che la personalità e l’intelligenza sono alla radice della bellezza. Come lei poche altre mi hanno suggerito ciò, solo per citarne alcune Mariangela Melato, Ornella Vanoni e Lella Costa. Anna non era bella secondo i canoni classici, ma quando ci stavi insieme sentivi che quella femminilità e quel mistero diventavano qualcosa di potente che non ha davvero spiegazioni.
D: Che rapporto aveva lei con la bellezza?
R: Intelligentemente conflittuale. Si ingrandiva un po’ le labbra, ironizzando mentre lo faceva. Diceva: «Voglio fare la figa con questo contorno labbra», ma conosceva i suoi limiti. Aveva degli occhi molto espressivi e diceva di imparare dalle donne arabe che con poco vivacizzano lo sguardo e quindi si metteva il kajal. Anche con capelli e abiti giocava molto e a volte voleva essere in un modo ma poi si guardava allo specchio, non si sentiva a suo agio, e si cambiava all’ultimo momento.
D: Come ha affrontato secondo lei la malattia?
R: Nella sua intimità malissimo, con un dolore morale e fisico enorme.
D: E in pubblico?
R: Da Attila. Come la Melato del resto, su questo hanno molto in comune. Ha dimostrato pubblicamente una dignità e una forza da leonessa dell’entroterra africano. Uno spirito molto battagliero. Sinceramente non pensavo però in un decorso così spietato.
D: Cosa prova ora?
R: Sono molto rattristato, ma allo stesso tempo mi sento sollevato. La malattia ormai l’aveva resa troppo sofferente. Troppo. Mi spiace solo per la figlia Virginia con la quale aveva un rapporto fortissimo.

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , Data: 30-07-2016 07:29 PM


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