Venezia 73, il red carpet non è per tutti

di Enrico Matzeu
L'edizione 2016 della Mostra del Cinema è agli sgoccioli. Ma possiamo già assegnare il Leone d'oro dello stile. E puntare il dito contro i malvestiti. Ecco i giudizi di Fabiana Giacomotti.

Sta per calare il sipario sulla Mostra del Cinema. Venezia 73 si prepara a consegnare il Leone D’Oro al miglior film. Ma se critici ed esercenti scommettono sui possibili vincitori, ipotizzando già una Coppa Volpi per Natalie Portman, strepitosa Jackie, è tempo di bilanci anche sul piano dello stile. la Laguna rimane il posto in cui l’eleganza e la sobrietà le principali protagoniste, sebbene (anche) nel 2016 non siano mancate le cadute di stile. Rare, ma sufficienti per far discutere e indignare i puristi del cinema e della moda.

Giulia Salemi e Dayane Mello con lo stilista Matteo Manzini.

Giulia Salemi e Dayane Mello con lo stilista Matteo Manzini.

BASTA TRASH SUL RED CARPET
«Fra i critici, è circolata addirittura la proposta di limitare l’accesso al red carpet ai soli protagonisti dei film, per evitare che chiunque fosse in possesso di un biglietto per la proiezione principale potesse infiltrarsi, piazzandosi davanti ai fotografi» ha detto a LetteraDonna la firma di moda e costume Fabiana Giacomotti. Di ritorno dalla Mostra, ha avuto l’impressione che «quest’anno ci fosse quasi più gente sul tappeto rosso che nelle sale». A ogni proiezione importante, la ressa per ottenere il via libera allo stretto passaggio che immette sul tappeto rosso era «ridicola». E i buttafuori, forse stremati, forse sedotti dagli ampi sorrisi e le ancor più ampie scollature, hanno ceduto con una frequenza maggiore del solito. In tempi social, un passaggio benedetto dai flash vale oro: post, polemiche e interviste, come quelle che si preparano a concedere le (sempre meno) semisconosciute Giulia Salemi e Dayane Mello, apparse sul red carpet con due abiti che scoprivano quasi interamente le parti intime, peraltro non particolarmente curate e dunque doppiamente volgari: un ‘infamous look‘, secondo definizione dei media americani, che è stato fonte di polemiche a non finire perfino fra cultori della pornografia come il giornalista Giampiero Mughini. «Un servizio d’ordine efficiente e attento agli interessi della Mostra avrebbe dovuto fermarle, ma le due poverine vanno giustificate: quali altre armi avrebbero per farsi notare?», ironizza Giacomotti, che aggiunge: «Il peggiore resta però Matteo Manzini che le ha vestite: un perfetto coatto, dal ciuffone schiacciato alla camicia stazzonata, e per di più del tutto privo di quell’ironia che rende certi cafonissimi simpatici e attraenti. Come possa definirsi stilista, ma soprattutto come qualcuno possa crederci, è davvero inspiegabile».

Natalie Portman alla prima di Jackie in Valentino.

Natalie Portman alla prima di Jackie in Valentino.

PORTMAN FIRST LADY DELLA LAGUNA
A stonare con le donne desnude è soprattutto il filo conduttore di questa edizione, scelto dal direttore Alberto Barbera: «La selezione, come sempre a Venezia ma in particolar modo in questo 2016 di forti tensioni sociali e di emergenza immigrazione, si è concentrata sul tema dell’integrazione e della revisione storica dei drammi del Novecento: penso a pellicole meravigliose come Paradise di Andrei Konchalovsky o a Planetarium, pur sognante e romantico». Le protagoniste del film di Rebecca Zlotowski, Natalie Portman e Lily-Rose Depp, si sono fatte notare anche per il loro fascino. «La Portman è sempre radiosa, anche se l’abito di Valentino bianco e nero era troppo voluminoso e invadente per una struttura minuta come la sua e per quel visino di porcellana. Intrigante la Depp, attrice giovanissima ma per niente acerba, con quel tubino nero. Peccato la invecchiasse un po’. Una mise in colori più tenui e in tessuti meno rigidi, più vaporosi, che peraltro sono il leit motiv di questa stagione, sarebbe stata più adatta». Qualche scivolone, invece, l’ha commesso non sul red carpet ma sulla scena Richard-Ricardo Alvarez, capo costumista del film Jackie di Pablo Larraìn e della serie tivù House of Cards: «Evidentemente a Hollywood devono aver pensato che un tipo così impegnato a vestire la Casa Bianca su scena fosse il più adatto per riprodurre le creazioni di Oleg Cassini e Arnold Scaasi. Un errore: l’aspetto meno riuscito di Jackie sono proprio i costumi: tremendi i tailleur, un’insormontabile cofana la parrucca. Che Natalie Portman sia riuscita a dar vita a una Jackie perfettamente credibile sotto quel monumento tricologico è la prova definitiva della sua bravura».

Giulia Bevilacqua in Antonio Grimaldi.

Giulia Bevilacqua in Antonio Grimaldi.

ITALIANE TRA ALTI E BASSI
Molte le attrici italiane che hanno calcato il temuto tappeto rosso. In genere con eleganza, quasi mai con allureCarolina Crescentini, ad esempio, «dovrebbe valorizzare quello sguardo naturalmente provato, drammatico, un po’ Anna Magnani, piuttosto che scoprire il décolleté precocemente sfiorito con un vestito scollato fino in vita, quasi impossibile da portare per taglie superiori alla prima, e oltre i 22 anni». Paola Cortellesi «aveva un abito magnifico di Alberta Ferretti che però, non accessoriato e accompagnato da uno chignon sfatto e privo di grazia, evocava più certe matrone affaccendate del Caravaggio, che un’attrice dalla carriera brillante». Ha provato a essere alternativa Ksenia Rappoport, con un tailleur pantalone nero. Ma, secondo Giacomotti, «lo smoking femminile deve mantenere un taglio e proporzioni maschili. La giacchetta striminzita, abbottonata, che ‘squaderna’ sul seno, molto in uso da Roma in giù, non è né sexy né elegante. Al contrario di quanto credono le donne che insistono per indossarla, non slancia né sfina, ma al contrario rende tozza la figura e ispessisce il punto vita». Stessa valutazione per i pantaloni corti e svasati alla caviglia: «Lo smoking a zompafuoss’ è proprio inguardabile: credo che la Rappoport sia l’attrice peggio vestita del festival. Certamente peggiore della showgirl Francesca Cipriani, così tonda e buffa da far tenerezza, come certi personaggi disneyani». Perfetta invece Giulia Bevilacqua, in un long dress di tulle color champagne di Antonio Grimaldi e «il punto di rossetto scuro che usa questa stagione sul viso lasciato volutamente pallido, molto Parigi 1880». Ha azzeccato tutte le regole dello stile anche la modella Eva Riccobono in Armani Privé: «Splendida. Oserei dire perfetta. Sa valorizzare i propri punti di forza, la sua pelle chiara e i tratti leggeri, senza mortificarli. La tinta e la lunghezza del vestito erano giuste e anche la scarpa con il fiocco, che distoglie l’attenzione dalla caviglia non troppo slanciata era ideale»

Jake Gyllenhaal con uno smoking Giorgio Armani.

Jake Gyllenhaal con uno smoking Giorgio Armani.

UOMINI CON POCA ELEGANZA
Anche gli uomini hanno avuto la loro cascata di flash. Ma è proprio l’apparente semplicità e il rigore delle tenute maschili a rendere le cadute di stile più evidenti e fragorose. «Non so se siano più incoscienti gli stilisti o gli attori, ma vedere un capo difficile come lo smoking doppiopetto portato come una tenuta da jogging, a gambe larghe e mani in tasca, genere ‘hey guys get me a beer’, è un colpo al cuore. La maggior parte degli attori di oggi non ha ricevuto un’educazione formale e non ha la cultura necessaria per superare quella stessa formalità con ironia». Giacomotti in quanto a stile hollywoodiano rimpiange decisamente il passato: «A dire il vero non l’avevano neanche gli attori di un tempo, tolti certi sofisticatissimi per nascita come Leslie Howard: però gli studios li facevano affiancare da insegnanti, ballerini ed ‘elegantoni’. Penso all’incredibile trasformazione di Gary Cooper o, in tempi più recenti, a quella di Mel Gibson che, non a caso e tolto forse il cravattino troppo piccolo per le sue proporzioni, è in assoluto il più elegante». Prendiamo invece Jake Gyllenhaal: «L’abito è perfetto, ma purtroppo non ha ancora abbandonato la camminata dei tempi di Brokeback Mountain. E poi, quelle scarpe stringate…sotto lo smoking sono inguardabili, visto che vanno usate solo loafer verniciate o pantofole in velluto. Per trasgredire, bisogna avere lo stile di Lapo Elkann». Non se la cava male Jude Law, che «anche se indossa uno spezzato da giorno, è elegante e sta bene». Improponibile James Franco «con quelle mani in tasca e il primo bottone allacciato. Certi stylist avrebbero bisogno per primi di corsi di stile».

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Publicato in: Red carpet Argomenti: , Data: 09-09-2016 07:15 PM


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