La carriera li ha divisi, la carriera li ha uniti

Gianni Boncompagni e Raffaella Carrà. Un sodalizio sentimentale consolidato dal lavoro, o viceversa? In un caso o nell'altro, la loro storia ha segnato la televisione italiana. Ripercorriamola.

Addio Gianni Boncompagni, genio in radio e tv / SPECIALE«Mi porterò dietro l’uomo. Gianni se n’è andato piano piano, ha avuto un coraggio da leone, è stato molto sereno. Abbiamo potuto ancora ridere e scherzare, abbracciarlo e dargli tanti bacini fino all’ultimo prima di lasciarlo andare». La voce di Raffaella Carrà è rotta dal pianto quando, fuori dalla camera ardente, ricorda davanti ai giornalisti Gianni Boncompagni. L’uomo con cui, per 11 anni, ha avuto una relazione amorosa, poi proseguita sul piano lavorativo e amicale.

COME NASCE UN AMORE
Era il 1969 quando Raffella e Gianni cominciarono la loro relazione. Lei aveva 26 anni, e fino a quel momento aveva provato inutilmente a sfondare nel mondo del cinema: «Allo stato brado ma con le idee chiare, nessun accenno di mignotteria, frequente nelle altre attrici», la definì Boncompagni in un’intervista a La Stampa. Lei, invece, parlava così di lui: «Io ero figlia di separati, mi mancava la figura maschile. Gianni aveva la quantità giusta di anni in più per darmi fiducia e sicurezza. Ma aveva anche lo spirito, l’ironia di un ragazzo». Se il grande schermo non voleva Raffaella, il piccolo non era dello stesso avviso. Mentre Raffaella sconvolgeva l’Italia sfoggiando il suo ombelico a Canzonissima, Gianni Boncompagni scriveva il Tuca Tuca, con cui Carrà si sarebbe consacrata, nel 1971, ballerina, showgirl, cantante. Era nato un sodalizio che avrebbe resistito anche alla fine di un amore.

Addio Gianni Boncompagni, genio in radio e tv / SPECIALEOPPOSTI CHE SI ATTRAGGONO
Per buona parte degli Anni ’70, Boncompagni lavorò in radio per Alto gradimento. Nel frattempo, scrisse diversi brani di successo, tutti interpretati da Raffaella: «Scrivevamo quelle canzonacce e dicevamo ‘Che porcata’ e quelle vendevano in tutto il mondo», ricordava Boncompagni, definendo Raffaella, dal punto di vista sentimentale, «perfetta, fedele, onesta nei rapporti». Non erano due caratteri simili, Boncompagni e Carrà: «Io anarchico e iconoclasta, lei credente. Io pigro, fannullone ma fortunatissimo. Lei una che lavora sempre».

SEPARATI DAL LAVORO, UNITI NEL LAVORO
Nel 1980 la coppia scoppia: «La lontananza. Dal 1973-74 la mia vita fu un continuo viaggio [...] Trasferte di tre-quattro mesi. Un ritorno a Roma di due-tre mesi. Poi altre partenze. Un rapporto, in queste condizioni, fatalmente cambia», ha raccontato Raffaella in un’intervista al Corriere della Sera. Solo nel privato, però, perché in pubblico i successi del duetto sono dirompenti. Gli Anni ’80 segnano l’irruzione di Boncompagni in televisione e il successo da 14 milioni di spettatori di Pronto, Raffaella?, condotto da Carrà per due stagioni.

Addio Gianni Boncompagni, genio in radio e tv / SPECIALEGLI ANNI RECENTI
Più avanti, le strade dei due artisti si separarono. L’ultimo acuto di Boncompagni, nei primi Anni ’90, fu Non è la Rai con le sue lolite capitanate da Ambra Angiolini. Qualche anno dopo, invece, Carrà indovinò quell’incredibile successo nazionalpopolare che fu Carramba! Che sorpresa e i suoi derivati. Ma anche se la presenza dei due sul piccolo schermo si appanna, anche per sopraggiunti limiti d’età e un conseguente inaridimento di creatività, questo non significa che avessero smesso di frequentarsi: «Siamo vicini di casa. Lei va in piscina con mia figlia Barbara. Le ha fatto un po’ da madre. Giocano insieme a carte, quell’orribile burraco. Litigano, si insultano per una giocata fatta male, in quelle occasioni non è più la Raffaella che conosco», raccontava Boncompagni nel 2013, sempre nell’intervista a La Stampa.

UN PUNTO DI VISTA ALTERNATIVO
Ma c’è anche chi ha provato a dare una lettura un po’ diversa della relazione tra i due. Gigi Vesigna, storico direttore di Sorrisi e canzoni, la raccontò così in un’intervista del 2015 a Oggi: «Diciamo che i suoi uomini, più che essere stati amanti, o fidanzati, erano soci. Ancora oggi Carrà, Boncompagni e Iapino abitano, in appartamenti diversi, nello stesso condominio e pranzano insieme a casa di Raffaella. Sono soci d’affari in una società di cui, a occhio, direi che Raffaella detiene la maggioranza». E ancora, sulla fine della storia d’amore: «Si mise con Iapino per un rigurgito di noia, di stanchezza. Boncompagni era uno schiavista: geniale, ma duro. Però, finché le indicava la strada, Raffa non ha sbagliato un colpo. Boncompagni era l’unico a farla ragionare. Il problema era che lei voleva comandare e così si sono allontanati».

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Publicato in: Amori Argomenti: , Data: 18-04-2017 04:52 PM


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